L'AZIENDA

Storia


L’azienda agricola Belrisguardo ha origine nel 2002 quando i soci fondatori hanno deciso di sfruttare le potenzialità del territorio di Bellosguardo, piccolo borgo di poco meno di mille abitanti, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Gli anni successivi sono stati fondamentali per l’acquisizione dei macchinari, la preparazione e organizzazione dei terreni, l’allestimento della cantina e la costituzione di un’azienda con l’obiettivo di fondere moderni metodi professionali alla sapienza contadina locale. Entusiasmo e passione nel progetto hanno portato il volume di produzione da circa 2.000 bottiglie a circa 12.000 bottiglie di vino senza solfiti nell’anno 2016. Il 2012 rappresenta l’anno in cui la produzione ha proiettato l’azienda verso un contesto più ampio di quello locale.

L’anno 2014 ha sancito un passaggio importante per l’evoluzione aziendale: il progetto ha assunto una dimensione nazionale, anche grazie alla volontà di ampliare l’offerta di vini prodotti: il terreno a disposizione di Belrisguardo consente di produrre differenti tipologie di vino aglianico, uve bianche e rosse, passito. L’iniziativa imprenditoriale, tuttavia, non si limita alla lavorazione del vino – Le Maute, Argylos, Róce e Mortellito – ma mira alla valorizzazione di ogni forma e caratteristica del territorio originario. Il progetto è ideato per creare un marchio nazionale in grado di promuovere servizi, iniziative ed eventi collegati alla lavorazione dei prodotti della terra.

BELLOSGUARDO

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Bellosguardo è un piccolo Comune di circa 870 abitanti, in provincia di Salerno, al centro delle incontaminate colline che si distendono nel Cilento interiore fino alle pendici dei monti Alburni, nel bel mezzo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra i torrenti del Fasanella a nord e del Pietra a sud, che nel suo territorio si incontrano dando origine al fiume Calore. Il suo nome si deve al meraviglioso panorama che si ammira dall’altura del paese, a una quota media di 559 s.l.m.  Una pergamena del 1413 attesta la sua prima trasformazione in oppidum ad opera della migrazione di abitanti dai borghi limitrofi fino alla decisiva ondata di urbanizzazione alla fine del sec. XV. Nel 1522 i Frati Minori Conventuali giungono nel piccolo centro e vi istituiscono un Convento annesso alla preesistente chiesa di Santa Maria della Pietà, poi delle Grazie, intorno al quale graviterà l’intera vita del paese.

La chiesa parrocchiale di San Michele, costruita nel sec. XV e poi ampliata nel sec. XVIII, ospita la bella statua lignea dell’Arcangelo, patrono locale: posizionata su un antico argano a mano, ogni 29 settembre, in occasione della festa patronale, essa viene scenograficamente riposta in una nicchia al di sopra dell’altare e lasciata in esposizione per il resto dell’anno fino all’inizio della novena, il 20 settembre successivo.

La «Festa degli Antichi Sapori», originariamente nota come «Sagra dell’uva», ai primi di dicembre, e la «Sagra della Sfogliatella», nell’ultima decade di settembre, costituiscono gli eventi principali volti a valorizzare i prodotti tipici locali, davvero unici nel loro genere. Ai vini italiani DOC, conosciuti come «barolo del sud», e alla straordinaria sfogliatella locale si aggiungono la «ciafarredda» (peperonata con patate, melanzane e pomodoro fresco), i bucatini «ammullicati» (alla mollica di pane, piatto contadino per eccellenza), i «ciciri ‘mmaritati» (zuppa di ceci e legumi), la «sfrionzola» (spezzatino di maiale con peperoni sott’aceto), il «soffritto» (interiora di bovino ripassate in padella con olio, cipolla e pomodorino), la minestra «co’ u’ muzzico» (alla borragine e altre erbe campestri ripassate con pane rosolato).

I VIGNETI

Storia del vino Aglianico


L’Aglianico è un vitigno antico, introdotto intorno al sec. VII-VI a.C. dalla Grecia nell’Italia meridionale, dove era certamente presente già in epoca romana: varie sono, infatti, le ipotesi sulle origini della sua presenza in Italia, ma una tra le più plausibili sostiene che il nome stesso del vitigno risalga all’antica città di Elea (eleanico > ellanico > eglianico > aglianico) e che il primo ecosistema ad accoglierne la coltivazione dovette essere proprio quello prospicente la costa cilentana.

Si tratta di un vitigno di grandissima concentrazione, struttura e mineralità, con notevole presenza di potassio, che comporta nella vinificazione biologica la permanenza di una certa dose di residuo di lavorazione, pazientemente riducibile con procedimenti di precipitazione a refrigerazione controllata. Rarissime le possibilità di spumantizzazione e di appassimento.

La vinificazione inizia con una vendemmia che si esegue intorno alla prima decade di ottobre, una premitura entro 30 minuti dal taglio, per evitare l’avvio di immediati processi di fermentazione, e una macerazione tra i 7 e i 20 giorni. Prodotto in purezza, deve sostare circa tre anni tra legno e acciaio per l’ affinamento.

All’esame visivo questo vino rosso pregiato regala un colore rubino impenetrabile, dalle sfumature granate. Il profumo è intenso e pulito, di frutti bosco, amarena, liquirizia e, nei casi più raffinati, con tracce di pepe nero. L’intensa fragranza fruttata con l’età evolve in sentori di spezie, fiori appassiti e tostature, guadagnando in complessità e finezza e ammorbidendo il tannino, particolarmente scontroso e ‘amarognolo’. Al palato il vino risulta pieno, robusto, imperante la tannicità; fruttata e leggermente cioccolatosa la chiusura; molto persistente l’aroma. L’abbinamento ideale del vino rosso Aglianico è con carni rosse e di selvaggina e formaggi staginati, soprattutto a pasta dura. La ricca cucina dell’entroterra meridionale vede in esso un compagno immancabile. La degustazione ideale di un bicchiere di questo vino avviene, dopo adeguata ossigenazione, a una temperatura di 18-20°C.

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Belrisguardo

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